Moose era più bravo. [spoiler abbestia su the artist]
Finalmente sono riuscito a vedere The Artist. Alcuni amici mi avevano detto che era il film più bello dell’anno, ai Golden Globes aveva vinto come film più bello dell’anno, Nanni Moretti ha detto che era sopravvalutato, agli Oscar ha vinto come film più bello dell’anno. Date le premesse inizio a guardarlo convinto che sia un film sopravvalutato.
DA QUI IN POI, SE NON AVETE GUARDATO IL FILM,NON LEGGETE.
Il film è fatto bene, niente di più, niente di meno.
Dujardin non merita alcun premio ma non è male.
Bèrènice Bejo appare molto più bella e brillante di quanto sia in realtà grazie al fatto che è moglie e musa del regista (grande simpatia e rispetto per i registi che rendono più fighe sullo schermo le proprie fidanzate e moglie).
John Goodman è di gran lunga il miglior attore del film. Al secondo posto si piazza il lungagnone direttore del carcere di John Coffee e fattore del maialino coraggioso.
Il Jack Russell, Uggie, è molto bravo tuttavia Moose, alias “Eddie”, era molto più espressivo.
Il bianco e nero non è impeccabile anche se probabilmente è fatto con premeditazione per ricreare la qualità delle pellicole anni venti.
Come film muto è infinite volte meglio Le Ultime Follie di Mel Brooks. Anche perché il film sarà anche muto ma senza le due scene col sonoro non ha ne senso ne struttura.
La scena in cui George Valentin inizia a sentire suoni attorno a sé è una grande trovata. Io avrei continuato il film da lì, senza l’ovvietà dell’incubo.
Fino all’ultima scena il film mi ha fatto cagare e mi ha pure rotto le palle. Arriva la battuta di George Valentin, il “Uis plesgiar” e io passo mezzora a inveire e mandare a cagare e smadonnare e porcaputtanare e fanculizzare il regista che mi ha rotto il cazzo un’ora e mezza per fare questa freddura qua.
Mi ha preso per il culo, lo ha fatto bene, sono stato allo scherzo, ho rivalutato il film. Bravo. Merita. Nessuno guarderà questo film due volte ma bravo.
Senz’altro ci sarà stato qualcuno che avrà considerato da subito l’accento francese come motivo del rifiuto di fare i film sonori. A questi poveracci qua il film avrà fatto cagare. A dirla tutta anch’io, per un’ora, mi son chiesto perché non volesse fare i film sonori, ‘sto scemo. E poi, tack, scopri che è colpa dell’accento da mangiarane. Fanculo, porca puttana, ammucchiare tutti ‘sti anni, tutti ‘sti film per farsi fregare da un Hazanavicius qualsiasi.
Detto tutto questo, caro Michel H., quando ritiri i premi per il film mi fai il piacere di andare da ognuno dei giurati e chiedergli se ha capito il senso del film. Se ti rispondono che è una presa per il culo al coinvolgimento che crea il cinema, che è come quelle barzellette estenuanti non sense che ti fanno ridere per stanchezza puoi ritirare il premio con orgoglio per quanto conscio del culo che hai avuto; se però ti fanno il pippone intellettuale sul film sui film, sulla nostalgia per il passato, sul bianco e nero, sull’inadeguatezza davanti all’innovazione, restituisci il premio, gli racconti una barzelletta tipo The aristocrats e consigli di riguardarselo.
La gente non può rompermi il cazzo per due mesi sul ritorno del film muto, sulla scelta del bianco e nero, su quanto è bravo Jean Dujardin, sul cane addomesticato, sugli sticazzi del passaggio storico al sonoro, sulla staminchia film sulla parola per una supercazzola rinforzata di un’ora e trentasei. Chissà che non m’incazzi….
A PRESCINDERE DA TUTTO QUESTO DISCORSO, PERCHE’ SI CHIAMA THE ARTIST? CHI SAREBBE L’ARTISTA? Come dite? supercazzola pure questa? Con sbrindellamento a destra come fosse di viceacademy. Può darsi.

